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Di necessità, virtù: a proposito di operatori esteri e CIG, la scheda ABI sull’interfaccia web della Piattaforma Contratti Pubblici

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Di necessità, virtù: a proposito di operatori esteri e CIG, la scheda ABI sull’interfaccia web della Piattaforma Contratti Pubblici

 

Aprendo il Codice, l’art. 76, c. 2, lett. b) ci ricorda che “quando i lavori, le forniture o i servizi possono essere forniti unicamente da un determinato operatore economico per una delle seguenti ragioni: lo scopo dell’appalto consiste nella creazione o nell’acquisizione di un’opera d’arte o rappresentazione artistica unica; la concorrenza è assente per motivi tecnici; la tutela di diritti esclusivi, inclusi i diritti di proprietà intellettuale”. Le stazioni appaltanti possono aggiudicare appalti pubblici mediante una procedura negoziata senza pubblicazione di un bando di gara.

 

Più facile a dirsi che a farsi, soprattutto ai tempi della digitalizzazione e soprattutto con riferimento ai numerosi operatori esteri ed non europei chiamati a prestare servizi o forniture di natura infungibili specialmente nei settori delle espressioni creative o artistiche. Le vie delle piattaforme certificate, si sa, sono piuttosto tortuose e poco adatte all’esprit de finesse che pervade artisti e creativi di ogni dove.

 

Cogliendo la proverbiale palla al balzo, l’ANAC ha messo in campo da qualche mese una nuova scheda di indizione, la cosidetta ABI (Acquisto Beni Infungibili), annunciata dal Comunicato del Presidente datato 30 luglio 2025. Essa come è noto consente, sotto le soglie europee, l’acquisizione di beni e servizi infungibili o l’acquisizione di beni e servizi in modalità e-commerce.

 

Si tratta di un flusso semplificato e “sartoriale” per le suddette ipotesi di infungibilità e relative procedure negoziate senza bando; nella sostanza, ci si comporta come nel caso di un affidamento diretto: si individua l’affidatario e si potrà poi continuare e chiudere il flusso con una scheda di conclusione del contratto (CBI).

 

Sull’interfaccia web della Piattaforma Contratti Pubblici l’inserimento di codici fiscali italiani è interdetto: sono ammessi solo quelli esteri. Tuttavia, il manuale di utilizzo della stessa PCP accenna alla possibilità che sulle piattaforme certificate la scheda sarà disponibile anche per gli operatori economici italiani. Strano, ma vero, di quella stranezza a cui, a dire il vero, l’odissea della digitalizzazione ci deve ormai avere abituati.

 

Marco Baruzzo

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